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Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”

Marcel Proust


C’era una volta… per la verità non molto tempo fa (3-4 settimane più o meno)…beh, lo so che è appena ieri l’altro ma scusate: che favola sarebbe senza il più classico degli incipit?!

Suvvia…una settimana o un centinaio di secoli che differenza volete che faccia?!

Ok, ricominciamo…c’era una volta una banda di otto cercatori di avventura, capitanati da un sant’uomo che rispondeva al nome di Don Paolo…Come? Un momento…cosa dite? Più che santo parecchio birichino??? Ooooooooooohhhhhhhhhhhhhhh……..senti senti, che si mormora??? (per i succulenti pettegolezzi cliccare l’apposito link in fondo alla pagina).

Boh, dove eravamo rimasti…ah, si: questi cercatori più che gli occhi nuovi evocati da Proust, avevano gli occhi assonnati e stralunati. Vorrei ben vedere voi dopo 1000 km cambiando 2-3 treni! (L’uomo ancora non vola e quella degli aerei e della crisi/soap opera della compagnia di bandiera deve sicuramente essere un’altra storia ed un’altra epoca, n.d.r.). E tutto per raggiungere un paese chiamato Siderno partendo da uno detto Castel San Giovanni. ¿Y donde està? Where is it? Cercate su “google” o collegatevi con www.comune.castelsangiovanni.pc.it.

I nostri eroi, forse non disponendo di una connessione internet veloce o, più probabilmente, per accertarsi di persona che Siderno è in Calabria, hanno scelto la strada meno facile ma sicuramente più emozionante: hanno preso la valigia (avrei preferito scrivere che zaino in spalla e bussola&cartina in mano…ma non si può pretendere troppo dalla vita, anche perché si mormora che non appartenessero a quella strana “etnia” detta “scout”, bensì fossero…a buon intenditor poche parole!)e biglietto e si sono lanciati con grande curiosità e allegria in questa nuova avventura.

La loro armatura non era lucida e splendente, ma era perfetta per il luogo ospitante: costume e ciabatte! E allora via con la scoperta di:

  1. mare blu;

  2. cibi (un po’) piccanti gustati su un terrazzo sotto le stelle…un momento, ma su in “Polentlandia” non conoscono ancora il peperoncino?!

  3. borgo a 20 minuti di curve ma con un’atmosfera di altri tempi;

  4. gente ospitale;

  5. un altro quasi sant’uomo (per eventuali curiosità vedi 2° link di gossip fondo pagina: leggere per credere!) che ha spalancato loro le porte della sua casa;

  6. wonderwoman della parrocchia.

Parrocchia? Che strana parola, non compare spesso nelle fiabe. Beh, nel diritto canonico si definisce parrocchia “ciascuna delle porzioni di territorio di una diocesi, con assegnazione di un determinato popolo di fedeli e di un ecclesiastico che provvede alla cura delle anime”.

Fedeli? Cura delle anime? E che c’entra tutto ciò con i nostri eroi? C’entra, c’entra eccome, non è mica un’altra favola, tranquilli!

La verità è questa: non è che fossero in 9 ad essere partiti dal lontano Castello, bensì in 10. Solo che il Decimo, oltre ad essere il più importante, è un personaggio particolare: un po’ invisibile (ad essere sinceri, totalmente invisibile, ma non è questo l’importante credetemi!), onnipresente e dotato del dono dell’ubiquità. Sarà stato per questo suo potere o perché parecchio furbo, l’hanno trovato a Siderno ad aspettarli senza occhiaie dovute al viaggio in treno. Dictum est che per farsi trovare qui fresco e riposato, abbia utilizzato un qualche mezzo tecnologicamente avanzato, come lo spirito di accoglienza, la fede, l’amicizia…o più semplicemente, la possibilità di incontrarLo in ogni persona che incrocia la nostra strada e ci dona un sorriso per proseguire il cammino, la voglia di ascoltarLo, senza mai stancarsi, attraverso uomini che vengono da una realtà diversa dalla nostra ma sono così uguali a noi perché credono negli stessi valori e vivono la vita come dono da spendere per gli altri. O è solo che Lui non si stanca mai di aspettarci per farsi incontrare…altro che moderna tecnologia!

Ambrose Bierce (giornalista e scrittore statunitense sconosciuto ai più, ed anche a me fino a 72 ore fa) scrisse che “l’ospitalità è la virtù che ci induce a nutrire e ospitare alcune persone che non hanno bisogno né di essere nutrite né di essere ospitate”. L’ospitalità è, quindi, quella virtù che ci ha permesso di godere del dono della presenza di nove persone straordinarie, e che ha consentito loro di vivere a pieno un’avventura meravigliosa.

Ma in un’alba di sette giorni dopo, successe l’impensabile (o quasi): i nostri eroi, trolley e biglietto in mano, salirono su 2-3 treni (erano proprio impavidi) e fecero ritorno a casa…o almeno non si hanno notizie che attestino il contrario.

Possiamo ben dire che dopo questa avventura (ehm ehm…excuse me…ok, ok, ho capito…) GRAZIE a questa avventura vissero per sempre felici e contenti.

 


Benvenuti sul portale della Parrocchia "S. Maria dell'Arco" - Siderno (RC)