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“Viaggio con stupore

Diario dell’esperienza di riflessione e comunione vissuta dalla delegazione diocesana al IV Convegno ecclesiale svoltosi a Verona dal 16 al 20 Ottobre 2006

Padre Giancarlo, sono felice!”. Inizio a scrivere questo diario, riportando un’esclamazione che più volte ho esternato al nostro vescovo durante la permanenza a Verona, perché mi sembra il modo migliore e soprattutto la predisposizione d’animo più confacente per raccontare i doni grandi che Dio ci concede di vivere, come, appunto, il IV Convegno ecclesiale.
Il 16 Ottobre, giorno della partenza della delegazione, o meglio, di una parte di questa, visto che Suor Rossana e Vincenzo Linarello ci raggiungeranno direttamente a Verona, non sembra iniziare sotto i migliori auspici! Perché? Ebbene si, lo ammettiamo, abbiamo perso l’aereo! Colpa della breve sosta, o meglio, fugace colazione consumata ad Ellera dove abbiamo “prelevato” padre Piero Romeo? Ai posteri l’ardua sentenza!
Comunque, arriviamo di corsa all’aeroporto di Lamezia Terme, dove Domenico Vestito, il coordinatore della delegazione, ci trasmette il verdetto agitando le mani con un velo “impercettibile” di rassegnazione: “Padre Giancarlo, non è più possibile imbarcarsi, hanno chiuso il check in”.
Come, risponde il vescovo, non è possibile, che esagerazione, mancano “solo” dieci minuti alla partenza!” Beh, a nulla valgono le richieste esposte al personale di terra preposto alla biglietteria, infatti, dobbiamo optare per un nuovo volo, questa volta Lamezia – Milano e attendere all’aeroporto fino alle nove circa.
Niente male come inizio, vero? Dopo un primo momento di smarrimento personale, penso: “Ma che importa! A Verona arriveremo comunque, sicuramente più tardi, anche l’imprevisto ha la sua bellezza, rende tutto più gioioso, inedito, anzi, come siamo noiosi quando pretendiamo di tenere tutto sotto controllo!
Durante il viaggio in aereo, io e Carmelo Caccamo, presidente diocesano di Azione Cattolica, chiacchieriamo, meno male, sono anni che non prendo un aereo e sono terrorizzata, non riesco neanche a guardare dal finestrino; padre Giancarlo recita le lodi, anche Domenico Vestito e padre Piero.
Dopo i primi venti minuti di volo, la scena è sempre la stessa: io e Carmelo continuiamo a confrontarci su temi come la pastorale giovanile diocesana e il sinodo, padre Giancarlo ha tra le mani un libro di Susanna Tamaro dal titolo “Ascolta la mia voce”, anche padre Piero e Domenico leggono.
Finalmente atterriamo all’aeroporto di Milano Linate, giusto il tempo di ritirare i bagagli e di corsa alla stazione! Ore 12: 10, siamo sull’Eurostar che ci porterà diritti a Verona, l’arrivo è previsto per le 13: 10 circa. Domenico Vestito, sempre nella veste ufficiale di coordinatore, cerca di contattare il nostro autista per sincerarsi che possiamo arrivare in tempo in Fiera per l’iscrizione prevista entro le 14:00. Intanto, Suor Rossana è già lì ad attenderci! Sul treno siedo accanto a padre Giancarlo e osservo il modo tutto suo, personale, di leggere. In mano tiene un matita,  i cui colori, il rosso e il blu, vengono utilizzati, a mano a mano che va avanti nella lettura, per evidenziare delle parole o delle espressioni che, evidentemente, lo colpiscono o che desidera approfondire.
Guardo l’orologio, siamo quasi arrivati, devo essermi addormentata!
Scesi dal treno, ci avviamo fuori dalla stazione dove troviamo subito il minibus n. 51 Mercedes Sprinter De Luxe con tanto di autista, il simpatico e gentile Alessandro, pronto ad accoglierci e a condurci alla tanto sospirata meta.
Alle 13:20 arriviamo in Fiera, salutiamo suor Rossana e ci rechiamo agli sportelli addetti  all’iscrizione. I nostri pass vengono abilitati e ci viene consegnato un foglio che ci conferma a quale ambito di riflessione siamo stati assegnati: cittadinanza, io e Domenico Vestito, fragilità, padre Giancarlo e suor Rossana, tradizione, Carmelo Caccamo, vita affettiva, padre Piero Romeo, lavoro e festa, Vincenzo Linarello, che ci raggiungerà domani. 
All’ingresso della fiera vi è una moltitudine di persone che si salutano, si abbracciano, un clima  vero e proprio di festa. Incontriamo il vescovo di Verona S.E. mons. Flavio Roberto Carraro che catturiamo subito per una foto.
Ore 14:45. Il programma del pomeriggio prevede:
Celebrazione di apertura presieduta da S.E. Mons. Flavio Roberto Carraro, vescovo di Verona
Indirizzo di saluto dell’avv. Paolo ZANOTTO, sindaco di Verona
Prolusione di S.Em. il Cardinale Dionigi TETTAMANZI, presidente del Comitato preparatorio del Convegno.
Considerando che la celebrazione di apertura del Convegno che si terrà nell’Arena è prevista per le 16:00 e considerando che è dalle 6.00 del mattino che non mangiamo, dopo un giro di consultazioni, decidiamo di recarci in una pizzeria del luogo.
Bisogna proprio ammetterlo!La pizza più buona della mia vita! Sarà stata la fame?
Dopo esserci ristorati, ci avviamo verso l’Arena, salutiamo il nostro vescovo che farà il suo ingresso insieme agli altri pastori e prendiamo posto. Il coro prova i canti coinvolgendo tutti noi presenti che, però, siamo distolti, poiché catturati, dallo scenario meraviglioso che si apre davanti ai nostri occhi.
Tra la folla intravediamo Enzo Bianchi, priore della comunità di Bose, Giovanni Rana e tanti altri. Accanto a me c’è seduto il presidente delle ACLI Andrea Olivero che, alla mia piccola esclamazione “Forza Paola Bignardi”, che è presente sul palco, non esita a domandarmi: “Sei forse una socia di Azione Cattolica?” Rispondo affermativamente e con un pizzico di emozione, poi, ridiamo insieme. Mentre i relatori trasmettono con eloquenza i loro messaggi concreti ed esigenti, mi guardo attorno e mi sembra di percepire il vero spirito della Chiesa. E’ uno spirito di pace, di comunione, di servizio e gratuità, di festa, di gioia, di stupore. Perché nell’ordinarietà delle nostre vite, delle nostre parrocchie, spesso, dimentichiamo tutto questo? Ci manca la semplicità, oppure, ci sfugge il vero significato del servizio, quel servizio che sboccia da una forte coscienza battesimale e che richiede impegno, testimonianza dolorosa, la croce?
Ricorda bene S.Em. cardinal Tettamanzi facendo riferimento alla Lettera agli Efesini: “Meglio essere cristiano senza dirlo, che proclamarlo senza esserlo!”.
A celebrazione conclusa, provati dal freddo, ci avviamo per raggiungere il vescovo e recarci così, con il nostro minibus, presso la parrocchia di San Zeno di Colognola, dove saremo ospiti presso alcune famiglie per tutta la nostra permanenza a Verona.
Giunti a destinazione, veniamo accolti con grande calore dal parroco don Luigi Adami e dalla sig.ra Silvana, la quale ha preparato un brodino eccezionale, un vero un toccasana con questo freddo.
Dopo la cena, ci salutiamo e ci dirigiamo verso casa. Siamo stanchi. È stata davvero una lunga giornata, una bellissima giornata! Ma adesso si dorme!


17 ottobre, martedì
Oggi ci attende una giornata molto impegnativa, infatti il programma prevede:
mattino (in Fiera, aula dell’assemblea) LAVORI ASSEMBLEARI
PREGHIERA con riflessione spirituale di don Franco MOSCONI (monaco camaldolese dell’Eremo San Giorgio di Bardolino; diocesi di Verona)
RELAZIONE
Fondamenti teologico-pastorali: prof. don Franco Giulio BRAMBILLA (docente di Cristologia e Antropologia teologica presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale; arcidiocesi di Milano)
APPROFONDIMENTI

  1. dimensione spirituale: dott.sa Paola BIGNARDI (direttrice della rivista “Scuola Italiana Moderna”, coordinatrice nazionale di ReteInOpera; già presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana);  
  2. dimensione culturale: prof. Lorenzo ORNAGHI (professore ordinario di Scienza politica e rettore magnifico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore; presidente dell’Agenzia per le ONLUS;
  3. dimensione sociale: dott. Savino PEZZOTTA (presidente della Fondazione “Ezio Tarantelli”; già segretario generale della CISL;

pomeriggio            INTRODUZIONE AL LAVORO NEGLI AMBITI:
1. vita affettiva: prof.ssa Raffaella IAFRATE (professore associato di Psicologia dei gruppi e di comunità, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano; membro del consiglio scientifico dell’Istituto “Vittorio Bachelet”; diocesi di Lodi)
2. lavoro e festa: prof. Adriano FABRIS (professore ordinario di Filosofia morale e direttore del Master in comunicazione pubblica e politica, Università di Pisa; docente invitato alla Facoltà Teologica di Lugano; arcidiocesi di Lucca)
3. fragilità: dott. Augusto SABATINI (giudice del tribunale per i minori di Reggio Calabria; arcidiocesi di Reggio Calabria - Bova)

4. tradizione: prof. Costantino ESPOSITO (professore ordinario di Storia della filosofia, Università di Bari; arcidiocesi di Bari - Bitonto)
5. cittadinanza: prof. Luca DIOTALLEVI (professore associato di Sociologia, Università di Roma Tre; diocesi di Terni - Narni - Amelia).
Prima della partenza da San Zeno per Verona, partecipiamo alla Santa Messa presieduta dal nostro vescovo nella bellissima chiesa della parrocchia. C’è un clima di profonda e intensa preghiera, un clima che scalda il cuore.
Dopo aver consumato una colazione abbondantissima e buonissima preparata sempre da Silvana, partiamo per Verona. Lungo il tragitto ci scambiamo le nostre prime impressioni e ci accorgiamo subito, all’unanimità, di essere rimasti positivamente colpiti dalla figura del parroco don Luigi Adami, venuto, talaltro nella nostra diocesi nel 2003, dove ha incontrato la Commissione Giustizia e Pace, come testimoniano le foto che ci ha fatto vedere. Un uomo molto amato dai suoi parrocchiani, aperto all’altro anche e soprattutto nella sua diversità, condizione fondamentale per essere davvero uomini di relazione.
Giunti a Verona, in fiera, entriamo esibendo i nostri pass; devo ammettere, a proposito, che il servizio d’ordine, composto soprattutto da giovani, è impeccabile.
Per avviarci in sala, passiamo da un corridoio all’aperto costellato dalle immagini dei santi e dei beati di ogni regione d’Italia; sembra che ci guardino e ci dicano con i loro volti la bellezza di essere credenti e soprattutto credibili.
All’interno della fiera, il pavimento è rivestito di una moquette colore grigio chiaro che rende tutto il contesto sobrio, ma al contempo elegante e, al centro della sala, vi è raffigurato il simbolo del Convegno, opera di Claudio Parmigiani.
Prendiamo posto e con carta e penna alla mano ci introduciamo nei lavori della mattinata.
Durante il break, approfitto per avvicinare Paola Bignardi, ex presidente nazionale dell’Azione Cattolica, che seguo con tanta ammirazione, ma non la disturbo più di tanto, perché il prossimo intervento, dopo quello di mons. Brambilla, sarà il suo.
I lavori assembleari si concludono alle 13:00 e, dietro indicazione di mons. Domenico Magavero, sottosegretario della CEI, definito “la voce ufficiale del convegno”, poiché ci comunica costantemente le indispensabili indicazioni logistiche, ci avviamo alla mensa per il pranzo.
La sala è immensa, non riesco a contare tutti i tavoli disponibili. C’è da perdersi, direbbe qualcuno!
Insieme agli altri delegati diocesani individuiamo un posto e lo occupiamo. Devo ammettere che è tutto curato: il tovagliato bianco, le posate, anche il pane ha una forma graziosissima. Sotto gli occhi sbalorditi di Suor Rossana, tiro fuori il mio taccuino per annotare anche il tipo di vino servito con i pasti, un Cabernet Sauvignon 1999 Pago Jean  Leon e un Castel del Monte Bianco. Guardando il volto di Suor Rossana, mi accorgo di essere incompresa; il mio annotare questi particolari che potrebbero sembrare inutili e futili, ha un preciso significato, quello di trasmettere a chi non è qui presente adesso, a coloro che rappresento in questo contesto, tutto quello che vedono i miei occhi, perché li sento con me e, soprattutto, desidero averli qui con me. Tutto qui! Credo che anche questi particolari possano essere importanti, perché rendono più umano, più reale, la bellezza di un incontro, la bellezza della familiarità della Chiesa.
Durante il pranzo, mentre ci scambiamo le nostre riflessioni sui vari interventi della mattinata, padre Giancarlo ci chiede subito come fare, una volta rientrati, a portare nelle parrocchie il messaggio che uscirà da questo IV convegno della Chiesa italiana. Domenico Vestito propone di contattare i consigli Vicariali, Suor Rossana ritiene opportuno di fare riferimento ai parroci  per veicolare il messaggio, io di farlo giungere a tutti, non soltanto agli “addetti ai lavori”, così il nostro vescovo propone di organizzare, nel mese di dicembre, un convegno di due giorni. Le varie proposte vengono prese in considerazione, poiché l’una non esclude l’altra; anzi, tutto questo esprime la bellezza del confronto e del lavorare insieme, mai senza l’altro.
Dopo esserci ristorati, passiamo alla seconda fase della giornata, quella che prevede l’introduzione ai lavori per ambiti e, appunto, i lavori di gruppo.
Anche il pomeriggio è terminato, i lavori di gruppo sono stati molto interessanti e ne parliamo sul minibus, mentre ci dirigiamo verso la Chiesa di San Zeno, da dove partirà una fiaccolata organizzata dagli Stimmatini e alla quale, dietro invito del nostro vescovo, prenderemo parte.
Verona di sera è meravigliosa, caratteristica, ricca di storia e di un’atmosfera magica, forse perché nel nostro immaginario e nei nostri ricordi ci sono sempre Romeo e Giulietta?
Procediamo celermente, anzi, io e Carmelo teniamo a stento il passo, la strada è in salita, ma procediamo ugualmente, affrontando questo nostro limite con ironia.
Questa, più che una fiaccolata, sembra una maratona! 
C’è chi dice che abbiamo percorso a piedi cinque chilometri, addirittura otto, a me sono sembrati molti di più.
Finalmente, giungiamo alla meta, esattamente al Santuario di N.S. di Lourdes, da dove c’è una vista splendida di Verona. Padre Giancarlo ci racconta la storia di questo santuario e ricorda con una gioia quasi tangibile i momenti della sua fanciullezza trascorsi in questo luogo.
Dopo la Santa Messa, presieduta dal vescovo di Brindisi, ci viene offerto all’aperto, sotto un cielo carico di stelle, un tè caldo con dei biscotti, potremmo dire, la nostra cena. Il nostro vescovo e Domenico sono a caccia di qualche buon samaritano che ci accompagni alle nostre dimore.
I buon samaritani vengono intercettati, così, salutando i maratoneti, perché così bisogna chiamarli, rientriamo a San Zeno di Colognola.
La gente del posto è semplice e davvero ospitale, non è mica vero che solo la gente del Sud è accogliente!
Arrivati in parrocchia, don Luigi ci chiede come è andata, sorride vedendo i nostri volti stanchi, affaticati, ma soddisfatti della giornata e dell’esperienza vissuta. Ci comunica, inoltre, che Vincenzo Linarello finalmente ci ha raggiunto e sta già dormendo.
Ci salutiamo con gli altri e …..via verso casa, domani ci attende un’altra giornata intensa!
Oggi, 18 ottobre, mercoledì, ci attendono i seguenti appuntamenti:
PREGHIERA ECUMENICA con riflessioni spirituali di esponenti di Chiese ortodosse e Comunità ecclesiali protestanti
LAVORI NEI GRUPPI DI STUDIO
pomeriggio (in Fiera, aule delle commissioni)
LAVORI NEI GRUPPI DI STUDIO
serata: (in Fiera, aula dell’assemblea)
CONFRONTO con esponenti della cultura europea:
- prof. Andrea RICCARDI (professore ordinario di Storia contemporanea, Università di Roma Tre;
- prof.ssa Margaret S. ARCHER (professore ordinario di Sociologia, Università di Warwick, Coventry; membro della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali; Gran Bretagna)
- dott. Michel CAMDESSUS (presidente delle Semaines sociales de France);
- prof. Ján FIGEĽ (commissario dell’Unione Europea per l’istruzione, la formazione, la cultura e il multilinguismo; Slovacchia).
Anche questa mattina Santa Messa alle 7:30 e subito dopo la colazione. Vincenzo Linarello ci racconta le disavventure susseguitesi lungo il suo viaggio verso Verona: un aereo in avaria, la metropolitana mancata a Roma, proprio la mattina dell’incidente che ha causato numerose vittime. Ad un certo punto esclama: “Chissà da quante trappole il buon Dio ci tira fuori senza che noi lo sappiamo!” Sono contenta di conoscere più da vicino Vincenzo, è proprio una bella figura.
Arrivati in fiera, ci dirigiamo verso la sala dove si terrà la preghiera ecumenica.
Penso che la pace sia davvero un dono! Di fronte alle splendide parole del Prof. Gianni Long che invita la chiesa cattolica, protestante, ortodossa a mettere insieme i loro doni in un’ottica di condivisione, appare tutto molto semplice, lì a portata di mano, a un passo dal nostro cuore, infatti un’esplosione di applausi invade la sala, segno che quelle parole hanno trovato riscontro nel nostro sentire. E’ uno spettacolo indimenticabile, come indimenticabile è l’espressione di un signore seduto accanto a me che, appunto, esclama: “Non si applaude, siamo all’interno di un momento liturgico”.
Rimango sorpresa all’udire quelle parole, perché non capisco come in un momento così soave si sia attenti più alla forma che alla sostanza!
Rinfrancati dalla preghiera, ci avviamo ognuno ai nostri gruppi di studio. E’ bello ritrovarsi a parlare, a confrontarsi con altre persone, con vescovi, sacerdoti, laici, perchè ognuno porta con se le gioie e le lacrime delle proprie realtà, anzi, i loro racconti, le esperienze e le testimonianze, alcune molto simili alle nostre, mi fanno percepire che il peso che ognuno di noi porta sulle spalle è condiviso dall’altro, anche se a chilometri di distanza. Tutto questo mi fa pensare che come chiesa dobbiamo, sempre di più, costruire ponti verso l’altro, per un abbraccio che sia reciproco e di sostegno lungo il cammino della vita. Vorrei intervenire al dibattito sulla cittadinanza, ho un po’ di timore a parlare davanti a tanta gente, ma poi, mi faccio coraggio e intervengo, dopotutto non sono qui per fare scena muta! Il mio intervento, che intende focalizzare quanto la testimonianza credibile e convincente, prima di tutto personale, sia importante, trova riscontro nelle persone presenti, anche perché racconto un’esperienza vissuta non molto tempo fa che mi ha portato a compiere una scelta non facile, ma sicuramente meditata alla luce del vangelo. Dopo essermi seduta, mi sento toccare dietro le spalle, mi volto e vedo un sacerdote sui sessant’anni che mi chiede: “ Lei è della diocesi di Padre Giancarlo?”. Si, rispondo, e lui con un sorriso mi dice: “ Lei è il bergamotto che si produce nella vostra terra”. Le parole di don Rocco Mansueto, guida di una parrocchia a confine con la Puglia, mi riempiono di gratitudine e di gioia, sono parole che riscaldano il cuore, un cuore provato da scelte difficili, incomprensibili agli occhi degli altri, anche dei familiari stessi, ma doverose e inevitabili per seguire le orme di Gesù. D’altronde, come sarei potuta venire a Verona a rappresentare i giovani, la mia terra, con quale coraggio, se la mia vita si fosse macchiata di incoerenza e connivenza con tutto ciò che non è luce?
Dopo una mattinata intensa di lavori, ci avviamo verso la sala ristorante. Oggi siede al nostro tavolo Padre Pietro, un sacerdote che è coordinatore delle comunità lituane presenti sul territorio italiano. Padre Giancarlo tarda ad arrivare, tutti lo chiamano, tutti desiderano parlare con lui.
Ci scambiamo con gli altri le prime impressioni riguardanti i lavori nei gruppi di studio.
Una parola tira l’altra ed è subito ora di ritornare in classe! Nel pomeriggio dovremo passare alle proposte concrete, quindi il nostro impegno dovrà essere al massimo.
Anche il pomeriggio si conclude, ci salutiamo con i moderatori dei gruppi, con le persone conosciute e un pizzico di tristezza mista a commozione fa capolino dentro di me.
Ci ritroviamo nuovamente per la cena, siamo tutti un po’ più distesi, ma insieme pensosi per via del lavoro eseguito. Secondo me, ognuno di noi sta ripassando nella mente i passaggi decisivi vissuti nei gruppi di studio, forse per vagliare se è stato detto o è stato fatto davvero tutto ciò che si poteva dire e/o fare.
Comunque sia, il dado è tratto! Adesso affidiamo tutto nelle mani di Dio.
La serata prevede l’incontro con gli esponenti della cultura europea e sono contenta di incontrare Andrea Riccardi. In particolar modo mi colpisce una sua affermazione: “Sono stanco di  sentire dire che bisogna dare più spazio ai laici! Il laico cominci a fare, poi parlerà”. Che è bella la concretezza! Proprio di questo parlavamo appena qualche minuto prima con Giovanni Lucà, componente del comitato preparatorio regionale al Convegno di Verona, perché, infatti, nella Chiesa, come struttura gerarchica e culla di associazioni, non sempre è facile trovare spazio per esprimere le proprie idee, forse perché nuove, forse perché diverse, forse perché più che lasciarci guidare dall’urgenza nel comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, ci lasciamo guidare dalla prudenza. La prudenza è necessaria, ma non vorrei che ci impedisse di vedere le cose nel loro reale stato, cioè di chiamarle con il loro vero nome. In sostanza, mi domando se sia giusto che la prudenza vinca sulla carità.
Sono passate le 23:00, decidiamo di recarci verso le nostre dimore, domani sarà una giornata intensa e bella, incontreremo il Santo Padre Benedetto XVI. Chissà se riusciremo a dormire stanotte!


19 ottobre, giovedì
PREGHIERA con riflessione spirituale di don Michele MORANDO (sacerdote responsabile per la pastorale diocesana degli immigrati; già fidei donum in Africa; diocesi di Verona)
INCONTRO DEL SANTO PADRE CON L’ASSEMBLEA
PRESENTAZIONE DEL CONVEGNO AL SANTO PADRE a cura della dott.ssa Giovanna GHIRLANDA (direttore medico dell’Ospedale Policlinico “G. Rossi”; già vicepresidente dell’Azione Cattolica diocesana; diocesi di Verona)
Saluto del Cardinale Camillo Ruini
DISCORSO DEL SANTO PADRE
pomeriggio (allo Stadio comunale)
CELEBRAZIONE EUCARISTICA PRESIEDUTA DAL SANTO PADRE
Il momento tanto atteso è giunto! Oggi incontreremo il Santo Padre!
Il nostro coordinatore ci invita a far presto per giungere in tempo a Verona e occupare in fiera i posti che ci consentiranno di avvicinarci al Papa. Dunque una colazione frettolosa, ma che importa, in fondo, la motivazione è più che valida. Missione compiuta! Grazie all’esortazione di Domenico, ce la facciamo a prendere posto in una posizione della sala davvero ottima.
Dopo l’intenso momento di preghiera, veniamo invitati a rimanere quasi immobili nell’attesa dell’arrivo del pontefice. Ma come fare a rimanere fermi in una situazione del genere?
Finalmente il Papa è arrivato! Ci accostiamo alla transenna opportunamente adibita e lo vediamo dirigersi verso di noi che tendiamo le mani per toccarlo, salutarlo. E’ una figura molto dolce, delicata, fine nei movimenti. Si dirige verso i vescovi e i cardinali,  li saluta e sale sul palco. Dopo l’intervento della dott.sa Ghirlanda e del cardinale Camillo Ruini, Benedetto XVI si rivolge all’assemblea. Sono parole intense, acute, di alta teologia, per questo motivo, forse, alcuni dei presenti rimangono perplessi per il mancato trattamento di questioni attuali e per questo molto inerenti al tema stesso del Convegno. A tavola, infatti, i nostri discorsi vertono prevalentemente sulle parole pronunciate dal Santo Padre, anche Vincenzo Linarello si sarebbe aspettato una parola in più sul problema del lavoro e della situazione meridionale. Con noi è presente il professor Savagnone, che il nostro vescovo invita a venire in diocesi. Particolarmente simpatica una sua battuta, esternata dopo averci osservato discutere e programmare alcuni appuntamenti e attività da concretizzare al nostro ritorno: “Mi sembra di essere capitato nella curia della diocesi di Locri-Gerace!”.
Alle 14:00 ci dirigiamo verso i pullmans che ci porteranno allo stadio comunale per la Santa Messa. 
Lo stadio è allestito con molta cura, infatti, dove siederanno i vescovi, è tutto arredato con della moquette colore bordeaux e senape, l’altare e il leggio sono in marmo.
Tutto è impeccabile, c’è ordine e raccoglimento, anche se questo viene presto interrotto dai fischi rivolti ad alcuni politici, mentre fanno il loro ingresso. Non è affatto uno scenario degno del momento che si sta per vivere, ancora una volta rimango perplessa, non sorpresa, per la noncuranza dell’uomo di fronte al Mistero che si sta per celebrare e per il poco rispetto verso l’altro.   
Il Papa fa il suo ingresso nello stadio, questa volta non siamo tanto vicini, ma non mi preoccupo, l’importante è ascoltarlo. L’omelia del Papa è davvero bella, non lascia spazio ad equivoci, soprattutto con la domanda che ci pone: “Che fine ha fatto la nostra fede?”. Penso che il tema del Convegno potrebbe essere sostituito da questo interrogativo pungente, una vera e propria spada affilata che divide il nostro cuore. Fa freddo e, dopo le parole del Papa, lo avverto ancora di più, non perché esse scoraggino, tuttaltro, ma perché ne avverto il peso. Si, questo è un momento di festa, di comunione, ma soprattutto, è un momento, uno spazio del tempo in cui Dio ci chiama per nome ad andare e portare frutto, ma niente vive se qualcosa non muore. No, non sono triste, come potrei? Mi sento amata come non mai, pensata da sempre nel cuore di mio Padre e, come mi faceva riflettere a pranzo Vincenzo Linarello, capisco chiaramente la differenza tra la scelta e la risposta di fronte ad un amore così grande e gratuito.
Rientriamo presto alle nostre dimore, questa sera don Luigi Adami ha organizzato un incontro di confronto e conoscenza con i suoi parrocchiani, una tavola rotonda.
Il confronto si svolge in chiesa e, secondo me, non vi è luogo più adatto per parlare di noi, di come, con limiti e povertà, operiamo nelle nostre realtà, poiché parlare di questo significa raccontare il nostro incontro con Cristo. Chi incontra Cristo, non può tornare a casa e far finta che non sia successo niente, così, nella Chiesa, i ruoli diventano servizio, i mantelli diventano grembiuli, le mani chiuse in pugni di comando si aprono per mendicare i doni che l’altro può offrirci.
Forte è il senso di comunione che avverto, anche le domande che ci vengono poste parlano di una speciale attenzione di questa gente nei nostri confronti.
Al termine della tavola rotonda, consegniamo a Don Luigi, come ringraziamento per l’ospitalità, l’icona del Congresso Eucaristico celebrato nella nostra diocesi nell’ottobre del 2005.
Sono attimi di eternità.
Anche quest’oggi si è concluso, domani partiremo per rientrare a casa, da un lato mi dispiace, dall’altro non vedo l’ora di riabbracciare la mia famiglia, le persone a me più care che in questi giorni ho pensato intensamente.


20 ottobre, venerdì
Il programma prevede:
mattino (in Fiera, aula dell’assemblea) SESSIONE ASSEMBLEARE CONCLUSIVA
PREGHIERA con riflessione spirituale di suor Maria Chiara GRIGOLINI (religiosa, madre generale delle Povere Serve della Divina Provvidenza; diocesi di Verona)
RELAZIONI DEGLI AMBITI
DISCORSO CONCLUSIVO di S.Em. il Cardinale Camillo RUINI, presidente della CEI
MESSAGGIO ALLE CHIESE PARTICOLARI IN ITALIA
PREGHIERA CONCLUSIVA
C’è una forte attesa di ascoltare le conclusioni dei gruppi di studio che serviranno poi a tracciare le linee della Chiesa per i prossimi dieci anni.
A mano a mano che i relatori presentano le conclusioni di ciascun ambito, c’è chi esprime soddisfazione e c’è chi esprime un piccolo disappunto dettato da un’aspettativa probabilmente disattesa.
Il dato importante che emerge, comunque, è quello di una Chiesa consapevole dei suoi limiti,  ma che desidera camminare unita, nella trasparenza e nell’autenticità. Come realizzare tutto questo? Penso che dovremmo soprattutto chiedercelo noi per primi.
Le indicazioni non mancano e non mancheranno, tocca a noi avere il coraggio del cambiamento, certi che non siamo da soli, ma che c’è un Amico speciale che cammina accanto a noi: Gesù Cristo.
Il saluto del cardinale Camillo Ruini somiglia di più ad un testamento vista anche la durata del suo discorso, ma è piacevole ascoltarlo.
Prima della conclusione viene consegnato a tutti i delegati che hanno partecipato al convegno di Verona da parte del vescovo mons. Carraro un ricordo a testimonianza dell’evento, una tavoletta bronzea che ritrae il portale della cattedrale di San Zeno.   
Subito corriamo ad accompagnare il nostro vescovo alla stazione dove lo attende un treno che lo porterà a Denno, il suo paese natio. Lo salutiamo e scherzando gli diciamo: “Padre Giancarlo, venga a trovarci in Calabria”. Sorride divertito e ci guarda con amore di padre.
Grazie di cuore, padre Giancarlo, grazie per questo dono, questa opportunità!
Noi altri corriamo al pullman, siamo in ritardo per il pranzo, Silvana, a quest’ora, avrà preparato tutto!
Arriviamo a Colognola, pranziamo guardando l’orologio, più tardi prenderemo l’aereo per tornare a casa e non vogliamo perderlo di nuovo. All’aeroporto Marco Polo di Venezia ci accompagnano Alessandro e don Luigi Adami. Il tempo dei saluti non è mai bello, ma come mi ha insegnato un mio carissimo amico, nessun luogo è lontano se teniamo vicino il ricordo degli amici.
Siamo in volo, è buio fuori e si vedono le luci delle città.
Domani è un altro giorno e porterà con se gioie e dolori. Concedici Dio, di essere testimoni di speranza, di accettare la tua volontà con docilità, di non dimenticare questi giorni splendidi, carichi di stupore.
Che sia sempre lo stupore a regnare nei nostri cuori, la bellezza e la luce del tuo volto ad illuminare le nostre azioni e quindi il mondo.
Grazie.

Cinzia Docile

 

 

 


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