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Dicembre in Sinodo – Lumen Gentium capitolo II

Scheda di riflessione sul tema della Corresponsabilità

ASCOLTO:

  • Il vescovo, mandato dal padre di famiglia a governare la sua famiglia, tenga innanzi agli occhi l'esempio del buon Pastore, che è venuto non per essere servito ma per servire (cfr. Mt 20,28; Mc 10,45) e dare la sua vita per le pecore (cfr. Gv 10,11).
  • I sacerdoti si ricordino che devono, con la loro quotidiana condotta e con la loro sollecitudine, presentare ai fedeli e infedeli, cattolici e non cattolici, l'immagine di un ministero veramente sacerdotale e pastorale, e rendere a tutti la testimonianza della verità e della vita; e come buoni pastori ricercare anche quelli (cfr. Lc 15,4-7) che, sebbene battezzati nella Chiesa cattolica, hanno abbandonato la pratica dei sacramenti o persino la fede.
  • Sempre intenti al bene dei figli di Dio, devono mettere il loro zelo nel contribuire al lavoro pastorale di tutta la diocesi, anzi di tutta la Chiesa. In ragione di questa loro partecipazione nel sacerdozio e nel lavoro apostolico del vescovo, i sacerdoti riconoscano in lui il loro padre e gli obbediscano con rispettoso amore.
  • In virtù della comunità di ordinazione e missione tutti i sacerdoti sono fra loro legati da un'intima fraternità, che deve spontaneamente e volentieri manifestarsi nel mutuo aiuto, spirituale e materiale, pastorale e personale, nelle riunioni e nella comunione di vita, di lavoro e di carità.
  • Siccome oggigiorno l'umanità va sempre più organizzandosi in una unità civile, economica e sociale, tanto più bisogna che i sacerdoti, consociando il loro zelo e il loro lavoro sotto la guida dei vescovi e del sommo Pontefice, eliminino ogni causa di dispersione, affinché tutto il genere umano sia ricondotto all'unità della famiglia di Dio.

CONFRONTO ( il confronto non prescinde, ovviamente, dalla osservazione e considerazione della realtà diocesana così come viene ordinariamente percepita):

  • Analisi verticismo della Chiesa.
  • Si ha la percezione che i ministri di Cristo, in special modo i preti più giovani, vivano il loro ministero non come servitori, ma come attori di un potere. Ci siamo chiesti se questo possa dipendere dal  tipo di formazione che si dà nei seminari.
  • Noi laici, se da un lato siamo inclini a correggere il parroco, non sempre sappiamo anche accettare le correzioni a noi rivolte.
  • Il bene della comunità, visto il crescente individualismo dei laici, occupa solo apparentemente un posto prioritario nella loro missione sia in parrocchia che nella società in genere.
  • Discernimento sulla differenza sostanziale che c’è tra l’essere bravi esecutori del parroco o suoi intelligenti collaboratori.
  • Scarsa collaborazione e fraternità tra confratelli, dalla quale scaturisce una mancata comunione tra le comunità parrocchiali.
  • Riflessione sulla gerarchia di ruoli presente nelle associazioni e movimenti, anch’essa piramidale, sicuramente non stabilita e voluta dall’alto, ma strutturata dai laici stessi per favorire un ordinato funzionamento di queste realtà ecclesiali. Tale strutturazione produce comportamenti che, talvolta, poco sanno di servizio e accoglienza delle linee guida della Chiesa locale acutizzando così il già registrato verticismo della Chiesa stessa.

PROPOSTA:

  • I laici, nell’esercizio delle loro funzioni, e il parroco assumano vicendevolmente un atteggiamento più caritatevole, di rispettoso ascolto.
  • Impegniamoci  ad andare oltre i limiti di ognuno di noi, certamente non per beffarci della verità delle cose, non per fingere di vivere in una realtà ovattata, ma per rispondere insieme, mai senza l’altro, alla chiamata alla santità che Dio rivolge a tutti i suoi figli.
  • Confronto con i gruppi sinodali delle altre parrocchie della città di Siderno.

PREGHIERA:

“Vivendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa tendendo a lui, che è il capo, Cristo. Da lui tutto il corpo, ben compaginato e connesso, con la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, cresce in modo da edificare se stesso nella carità ( Ef 4,15 – 16)  .