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Novembre in Sinodo – Lumen Gentium capitolo II

Scheda di riflessione sul tema dell’Appartenenza

 

“In ogni tempo e in ogni nazione è accetto a Dio chiunque lo teme e opera la giustizia (cfr. At 10,35). Tuttavia Dio volle santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costituire di loro un popolo, che lo riconoscesse secondo la verità e lo servisse nella santità”.
La scheda sull’Appartenenza, tratta dal II capitolo della Lumen Gentium, ci ha introdotto subito in una sostanziosa e importante riflessione sul sacramento del Battesimo, sul significato del quale, ci si accorge sempre di più, c’è una considerevole ignoranza, non soltanto da parte dei cattolici non praticanti, ma anche da parte di chi si professa tale, come anche degli operatori pastorali.
Una considerevole ignoranza ad altro non può portare se non al mancato esercizio, o meglio, al mancato servizio a cui ognuno di noi è chiamato attraverso il sacramento stesso.
Sollecitati dal parroco, ci siamo interrogati sulla differenza che vige tra il sacerdozio battesimale e il sacerdozio ministeriale. Anche se concettualmente ci siamo chiariti le idee, resta comunque un vuoto che registra la mancata concretizzazione di quest’ultime, ma che ci sprona a porci una domanda: “Come fare a vivere il nostro sacerdozio battesimale in parrocchia, quando questa non viene intesa come territorio, ma come un luogo, o meglio un tragitto ben preciso, che va dalla chiesa alla canonica, dalla canonica alla chiesa?”. “Come fare a vivere il nostro sacerdozio battesimale quando molte delle attività che programmiamo nascono con la volontà di soddisfare solo le esigenze,  pur sempre rispettabili, di chi già opera in parrocchia, quando stentano a partire i centri familiari d’ascolto?”.
“L'appartenenza non è un insieme casuale di persone, non è un consenso ad un'apparente aggregazione, l'appartenenza è avere gli altri dentro di sé”. ( Clarisse di Rimini)
“Nella nostra intermediazione è viva questa appartenenza?”.
Come comunità, non individualmente, dovremmo riuscire ad intercettare le domande mute della gente, di tutti coloro che non partecipano all’Eucaristia, di chi rimane fuori dai nostri orizzonti, non chiusi, ma poco inclini ad aprirsi all’altro, forse perché poco sollecitati anche dal tipo e dai metodi di formazione che applichiamo nelle associazioni e nei movimenti.
Il Consiglio Pastorale Parrocchiale può e deve svolgere sempre di più la sua funzione di osservatorio sul territorio ed essere per questo sempre più rappresentativo e vivace. Ma può esserlo se già viene meno, per una buona componente di questo, la sensibilità a partecipare agli incontri del gruppo sinodale?
Un dato è certo: non possiamo fingere, talvolta, di non registrare in noi, operatori pastorali, una certa stanchezza, uno stupore assopito, che può essere conseguenza di una speranza stanca, delusa, più semplicemente ferita, che non riesce a risorgere, ma che anela a farlo attraverso un esagerato bisogno di freschezza, genuinità, autenticità.
Riscoprire tutto questo con il nostro Battesimo, è un passo fondamentale, non significa certo tornare indietro, ma ricominciare dalle nostre radici, dal significato della nostra appartenenza come popolo di Dio, consacrati per formare un tempio spirituale e un sacerdozio santo, per offrire, mediante tutte le attività del cristiano, spirituali sacrifici, e far conoscere i prodigi di colui, che dalle tenebre li chiamò all'ammirabile sua luce (cfr. 1 Pt 2,4-10). Tutti quindi i discepoli di Cristo, perseverando nella preghiera e lodando insieme Dio (cfr. At 2,42-47), offrano se stessi come vittima viva, santa, gradevole a Dio (cfr. Rm 12,1), rendano dovunque testimonianza di Cristo e, a chi la richieda, rendano ragione della speranza che è in essi di una vita eterna (cfr. 1 Pt 3,15).