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Novembre in Sinodo

“ Appartenenza”

Lumen Gentium (capitolo II)

Dio volle santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costituire di loro un popolo, che lo riconoscesse secondo la verità e lo servisse nella santità.
Cristo istituì la nuova alleanza nel suo sangue (cfr. 1 Cor 11,25) chiamandola dalla folla dai Giudei e dalle nazioni, perché si fondesse in unità non secondo la carne, ma nello Spirito, e costituisse il nuovo popolo di Dio “ una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una nazione santa” (1 Pt 2,9). Questo popolo messianico ha per capo Cristo, per condizione la dignità e la libertà dei figli di Dio, per legge il nuovo precetto dell’amore, per fine il regno di Dio (LG 9).

Cristo Signore fece del nuovo popolo “un regno e sacerdoti per il Dio e Padre suo” (Ap 1,6; cfr. 5,9-10). Il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale, pur differendo essenzialmente, sono ordinati l’uno all’altro, poiché, ognuno a suo proprio modo, partecipano dell’unico sacerdozio di Cristo. Il sacerdote ministeriale forma e regge il popolo sacerdotale, compie il sacrificio eucaristico nel ruolo di Cristo e lo offre a Dio a nome del popolo; i fedeli esercitano il loro sacerdozio col ricevere i sacramenti, con la preghiera e la testimonianza di una vita santa e di carità operosa (LG 10,11).

Il senso soprannaturale della fede,  suscitato e sorretto dallo Spirito di verità, permette al popolo di Dio di aderire indefettibilmente alla fede trasmessa ai santi una volta per tutte (cfr. Gd 3). Inoltre lo stesso Spirito tra i fedeli ogni genere di grazie speciali, i carismi, con le quali li rende adatti e pronti ad assumersi vari incarichi e uffici utili e necessari all’edificazione della Chiesa (LG 12).

Tutti gli uomini sono chiamati a formare il popolo di Dio; la Chiesa introducendo nel mondo il Regno di Cristo che “non è di questo mondo” (Gv 18,36), nulla sottrae al bene temporale di qualsiasi popolo, al contrario favorisce, accoglie, purifica ed eleva tutto ciò che essi hanno di buono.

Tutti sono chiamati alla cattolica unità del popolo di Dio e a questa unità in vario appartengono modo o sono ordinati sia i fedeli cattolici, sia gli altri credenti in Cristo, sia tutti gli uomini, senza eccezione, che la grazia di Dio chiama alla salvezza ( LG 13; cfr. 14,15,16).

Il solenne comando di Cristo di annunziare la verità salvifica, la Chiesa lo ha ricevuto dagli apostoli per proseguirne l’adempimento sino all’ ultimo confine della terra (cfr. At 1,8); essa fa sue le parole dell’ Apostolo: “Guai a me se non predicassi!”(1 Cor 9,16) e continua a mandare araldi del Vangelo, spinta dallo Spirito a cooperare perché sia compiuto il piano di Dio, il quale ha costituito Cristo principio della salvezza per il mondo intero.
Così la Chiesa unisce preghiera e lavoro affinché il mondo intero, in tutto il suo essere sia trasformato in popolo di Dio, corpo mistico di Cristo e tempio dello Spirito Santo (LG 7).

  

CONFRONTO NELLA COMUNITA’

Siamo consapevoli della nostra appartenenza ecclesiale, del sacerdozio battesimale che siamo chiamati ad esercitare, dei carismi che lo Spirito ci dona per diventare testimoni e missionari del Vangelo verso i nostri fratelli più tiepidi o che non credono?

LAVORIAMO INSIEME

Lavoriamo insieme per dare una forte identità cristiana e un profondo senso missionario ai nostri gruppi ecclesiali e alle nostre comunità.

Senso di appartenenza ecclesiale e spirito missionario del Consiglio Pastorale e dei vari gruppi ecclesiali.

Sacerdozio comune dei fedeli e sacerdozio ministeriale nella nostra comunità: sono vissuti come ordinati l’uno all’altro?  E soprattutto: è il sacerdozio ministeriale a servizio di quello comune?  (Correzione fraterna e spirito di conversione)